TAR Puglia – Lecce, sentenza del 3 aprile 2024, n. 472. Pres. Est. Dello Preite.
Il TAR Puglia – Lecce, ha accolto il ricorso proposto da Danieli per l’annullamento dell’aggiudicazione e degli atti di gara relativi all’affidamento dell’appalto per l’impianto di riduzione diretta da 2 milioni di tonnellate annue, da realizzarsi nell’area di Taranto (ex Ilva), del valore di circa un miliardo di euro.
In particolare, con la predetta sentenza, il TAR Puglia – Lecce ha sancito l’applicabilità del Codice dei contratti pubblici alla procedura bandita da DRI D’Italia, circostanza che era stata contestata dalla Stazione appaltante, e ciò sia per espressa previsione normativa (ex art. 1, comma 1-quater del D.L. n. 142/2019, come modificato dal D.L. 144/2022), sia per via della natura di organismo di diritto pubblico della predetta Società.
Nel merito, il TAR ha rilevato che le disposizioni di gara richiedevano agli offerenti un’offerta di tipo “EPC” chiavi in mano e che, al contrario, la controinteressata ha presentato un’offerta di tipo “EP”, per cui l’offerta presentata dalla stessa era macroscopicamente carente rispetto all’oggetto della commessa e alle specifiche minime di carattere tecnico-prestazionale richieste dalla lex specialis, per cui la Stazione appaltante una volta riscontrata la mancanza di un elemento costitutivo indispensabile ai fini della sua valutazione ne avrebbe dovuto disporre l’esclusione dalla procedura di gara.
Il TAR ha dunque annullato l’aggiudicazione e tutti gli atti della procedura competitiva ed ha affermato che il contratto non può essere stipulato da DRI D’Italia con la controinteressata.
